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Repressione in Turchia

L’ultimo rapporto sulla libertà di stampa colloca la Turchia al 149.mo posto su 180 Paesi. Ma la situazione peggiora di giorno in giorno, soprattutto in vista delle elezioni di domenica prossima. Il premier Erdogan sta intensificando la repressione contro qualsiasi espressione di dissenso. L’ultimo scellerato attacco contro le opposizioni è arrivato ieri con l’assalto della polizia a due emittenti televisive molto popolari: Bugun tv e Kanalturk della holding che fa capo all’imam Fethullah Gulen in prima linea contro il governo. Gli agenti hanno fatto irruzione nelle redazioni per notificare il provvedimento del tribunale di Ankara che ne affida la gestione a un’amministrazione controllata. L’ennesimo tentativo di chiudere la bocca a voci libere che tentavano una risposta alle trasmissioni a senso unico della tv di Stato Trt che non ha neppure concesso le briciole al partito filocurdo Hdp che sarà l’ago della bilancia alle prossime votazioni. La stessa Bugun tv, accusata di essere una rete sovversiva, ha mandato in diretta le immagini dell’irruzione e i tafferugli con i poliziotti che hanno anche usato idranti per disperdere la folla che cercava di difendere la sede dell’emittente.

Si tratta tuttavia soltanto dell’ultimo episodio di una repressione selvaggia. La settimana scorsa – come denuncia il quotidiano Hurriyet – una donna, Dilek Dogan, è stata uccisa dalla polizia dopo un messaggio su Twitter. Negli stessi giorni lo scrittore Edip Yuksel è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per un post su Facebook. E la stessa ambasciata americana si è detta preoccupata di questa totale mancanza libertà di espressione.

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Ieri, 28 settembre, a Velletri…tra le vigne con i vignettisti. L’ultima follia di un gabbiano astemio fondamentalista (con un pensiero profondo)

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Con la partecipazione straordinaria di Roberto Mangosi, Gianfranco Passepartout, Pietro Gorini e altri eccellenti amici in mezzo a una platea divertita e festante. 

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L’incontro di Velletri, al di là della gioiosa occasione di satira, ha riproposto la vicenda piena di dolore e di mistero di Davide Cervia, il tecnico italiano scomparso 23 anni fa, presumibilmente rapito dai servizi segreti italiani per “regalare” il suo talento alla Libia di Gheddafi. Ieri in Comune c’era tutta la famiglia: la moglie Marisa e i due figli.  Non c’è niente di più serio di chi vuol far ridere.

Torino