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Con Falcone

Con Giovanni Falcone a Oslo per un convegno internazionale sulla droga, anni 80.

OSLO – Sono due le rotte, le cosidette “pipe line”, che gonfiano di droga l’Europa. L’eroina arriva attraverso la via balcanica, la cocaina entra soprattutto dalla Spagna. Una vera e propria invasione. Si parla di un fatturato mostruoso: 500 miliardi di dollari l’anno. Qualcuno l’ha definita addirittura un’aggressione dei “narcos” alla ricerca di  ercati dopo la saturazione di quello americano. Un flagello dunque universale che ha spinto tutti e 32 i paesi europei -compresi quelli dell’est- a ritrovarsi qui a Oslo per omogeneizzare gli sforzi alla ricerca di un argine comune al transito della polvere bianca. E’ la prima volta che l’Unione Sovietica ammette ufficialmente -lo ha detto il ministro dell’interno Boris Karlovich Pugo- di avere 120mila tossicomani irreversibili. Una cifra di poco inferiore alla nostra situazione. Ed e’ la prima volta che si e’ parlato esplicitamente di un impero del male senza confini. Basti pensare che i duemila narcotrafficanti arrestati in Europa l’anno scorso appartenevano a settanta nazionalita’ diverse. Un impero del male guidato ancora dalla mafia italiana? “Non e’ importante chi comanda -ci dice Giovanni Falcone, magistrato d’assalto ed ora direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia-, e’ importante sapere per le indagini che il traffico e’ legato da un filo comune. Si’, la cocaina ora arriva direttamente in Europa e il segnale e’ preciso. Significa che e’ saltata completamente la criminalita’ organizzata americana che finora gestiva il mercato. Ora il rapporto fra Sudamerica, soprattutto la Colombia come si sa, ed Europa e’ diretto.”  A Oslo i paesi europei hanno firmato un vero e proprio patto contro i “narcos”. L’accordo prevede una piu’ stretta collaborazione a livello informativo e un maggior controllo alle frontiere con particolare attenzione al movimento di precursori e prodotti chimici di base per individuare quella rete di complicita’ e connivenze di cui l’industria della droga si serve. Stesso discorso per il riciclaggio di denaro sporco. Si e’ parlato anche (ed e’ una novita’ assoluta) di un impegno comune nella prevenzione e nella riabilitazione.  In quest’autentica guerra mondiale l’Italia e’ sicuramente all’avanguardia. “Basti pensare -ci dice il capodelegazione Giancarlo Ruffino, sottosegretario agli Interni- che gli Stati Uniti investono nella lotta alla droga ogni anno soltanto il dieci per cento della somma stanziata dal nostro Paese: quattro miliardi di lire contro quaranta. Anche qui a Oslo siamo stati trattati come paese-guida in un compito difficile come questo”. L’Italia purtroppo e’ all’avanguardia anche come paese-vittima. Secondo gli ultimi, recentissimi e inediti dati del Viminale, a fronte degli eccellenti risultati repressivi (cento chili di eroina o cocaina sequestrati al mese) ci sono da registrare gia’ 370 morti fino ad aprile. PINO SCACCIA

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Messaggio per il premio Luchetta (andato in onda su Raiuno)

La torre di Babele

Samarra (Iraq), agosto 2003