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Museo della Satira

Parlando di Ufo sul “Corriere”

La Casa Bianca è dunque intervenuta, tramite un suo alto funzionario, sulla questione aliena. E ha detto cose perlomento discutibili, se non altro perché, più che chiarire, hanno sortito un effetto contrari0: maggiori dubbi, maggiore incertezza, il sospetto che da quelle parti non la raccontino giusta. Grazie alla segnalazione di un amico, mi è venuto in mente un bel servizio realizzato qualche anno fa da Pino Scaccia, collega della Rai. Si era occupato dell’Area 51 e dei suoi misteri, ma anche delle bugie che circondano la base segreta nel Nevada. Pino, che ringrazio, ha accettato di scrivere questo post per Mistero bUFO. Flavio Vanetti

Pochi sanno che il mistero della cosidetta Area 51 cominciò a diradarsi quasi per caso. Le vedove di cinque operai (civili) morti per incidente dentro quella base intentarono causa allo Stato. Ma quando il giudice cominciò a studiare la vicenda  si rese conto che… quella base non esisteva. Fu tutto messo a tacere con il presidente Bill Clinton che mise il segreto militare. Il governo americano ammise finalmente l’esistenza di quella base nel 2003, io ho l’orgoglio di averla scovata molti anni prima, nel 1995. Ricordo che fu un viaggio lungo e pieno di insidie nel deserto: 150 chilometri partendo da Las Vegas stando molto attenti a non farsi prendere dai militari.La realtà è che quella base supersegreta sorta accanto al lago Groom ospitava sicuramente numerosi “black projects”. Ma non solo aerei spia e nuovi ordigni, forse l’Area 51 ospitava segreti e misteri molto più oscuri. La base era oltre una montagna, non ci si poteva arrivare maGlenn Campbell, un appassionato di Ufo poi rifugiatosi in Messico per sfuggire all’arresto, mi regalò uno scoop con le immagini della base negata e che mostrai al Tg1. E anche una serie di documenti incredibili. Le rivelazioni intanto di un esperto di fisica, Bob Lazar, che disse di aver visto con i suoi occhi dentro l’area ben nove navi spaziali. Dichiarazioni  confermate dal generale George Weinbrenner (vedi nota in calce al post, ndr) che firmò un rapporto con le testimonianze raccolte fra il personale della base a proposito di almeno trenta corpi di piccoli umanoidi conservati in condizioni criogeniche particolari. Alti sotto il metro e mezzo, pelle grigiastra, tutti esseri macrocefali, occhi leggermente obliqui, niente naso, assenza di peli e capelli, orecchie piccole, bocca quasi a fessura. Bob Lazar andò oltre mostrandoci un verbale rigorosamente top secret secondo cui il 10 dicembre 1964 un’astronave aliena sarebbe atterrata nel perimetro della base. Un distaccamento armato comandato da un colonnello si sarebbe avvicinato all’astronave. Improvvisamente dall’oggetto volante sarebbe uscito un umanoide di corporatura tozza e un potente fascio di luce avrebbe paralizzato tutti i soldati. Fantasie? Prima di andar via conosciamo una giovane ragazza bionda, Sharon Singer che ci racconta: “Una grande luce azzurra. Mia madre mi ha sempre parlato di quella luce. A distanza di tanti anni è ancora sotto choc. Una luce talmente forte che non le ha permesso di vedere altro. Ha intuito un paio di figure, non molto alte, ma non è riuscita a distinguere altro”.  L’astronave  vista dalla signora Singer sarebbe atterrata in uno spiazzo che tutti conoscono a Groom Lake City perché c’è una cassetta postale. Adesso, dentro un’auto in disuso, qualcuno ha appoggiato un pupazzo: piccolo, tutto grigio. Come quello visto dal generale Weinbrenner. Pino Scaccia

NOTA SUCCESSIVA ALLA PUBBLICAZIONE – (p.sc.) Evidentemente la luce azzurra ha offuscato anche me… Sedici anni dopo ho confuso gli appunti, ma ripristiniamo subito la verità. A Wright Patterson, pioniere dell’aeronautica americana, era stata in effetti dedicata una base (tuttora attiva) ma il generale che firmò quel rapporto si chiama George Weinbrenner (e non Patterson come avevo scritto in prima istanza). Ho trovato nel frattempo anche il nome dell’ufficiale che avrebbe guidato il presunto conflitto a fuoco con gli alieni: colonnello Coleman. Complimenti: non vi sfugge niente!  (Pino Scaccia) Leggi tutti i commenti su Corriere.it

Pavia, corso di sopravvivenza

LE ALTRE FOTO. Funi, estintori, tute e maschere antigas. Prove tecniche di sopravvivenza e di percezione del pericolo. Mentre il rischio di una nuova guerra in Iraq si fa imminente, la Rai ha organizzato per i propri inviati dei corsi di addestramento alla sicurezza. Hanno preso parte al corso 44 giornalisti, compresi tecnici ed operatori.  L’iniziativa della Rai, che segue quella del ’94, quando fu organizzato un corso in collaborazione con l’esercito in Friuli, mira a fornire conoscenze adeguate in situazioni di pericolo: tecniche di sopravvivenza in aree contaminate da sostanze nucleari, chimiche e batteriologiche, nozioni di pronto soccorso e di salvataggio, come ad esempio uscire indenni da un edificio in fiamme oppure da un elicottero in fase di affondamento. La base del corso è a Pavia, è il “centro di addestramento Apt”; gli insegnanti sono vigili del fuoco, medici e comandanti dell’aeronautica militare. link “Partecipare al corso è stato molto utile”, dichiara l’inviato del Tg 1 Pino Scaccia. “Sapere come comportarsi quando un’ auto va a fuoco o essere capaci di medicare un ferito in situazioni di emergenza serve anche nella vita di tutti i giorni” . ” Il corso dell’Atp non crea eroi di guerra – precisa Scaccia – può aiutare ad uscire da situazioni a rischio, ma non è un corso di addestramento militare. Anche in caso di alluvioni, frane, terremoti, è importante sapersela cavare”. 5 febbraio 2003  commenti