Archivi Categorie: 2005

L’Unità

Maggio 2005 (prima pagina).

Castellana grotte

Castellana grotte. La mattina in un istituto tecnico e poi all’istituto professionale, la sera al circolo Pivot. A parlare della “Torre di Babele”  e non solo. Cioe’ a discutere del libro (e del blog) ma anche piu’ in generale di guerra e di pace, di dolore e di destini del mondo, di buoni e cattivi, di metropoli e di provincia. Bello, confortante. Mi piace confrontarmi sui temi che qui passano ogni giorno, sono incuriosito e interessato dagli interrogativi, segno che per fortuna c’e’ ancora qualcuno che si fa domande. Fortuna doppia, per il mondo che verra’, quando chi domanda e’ giovane. Accattivante anche la discussione parallela sulla forza e sul ruolo di internet  condotta insieme alla blogmitica Princess Proserpina. Un viaggio insomma a Castellana Grotte fruttifero e molto gradevole, fatto di molte parole ma anche ricco di una parentesi che per uno come me e’ rarissima, un pomeriggio da turista. Nelle magiche grotte  e nell’altro magico panorama dei trulli. In entrambi i casi fuori dei percorsi turistici, grazie al privilegio che hanno i gabbiani (che non saranno mai turisti anche quando fanno i turisti). Qui. Al di la’ dell’esperienza personale, una grande occasione per la promozione del libro, voglio dire di tutti i libri. Si dice che in Italia si legga poco e si legga male. Per una volta i libri sono andati direttamente dai lettori e non viceversa. Forse e’ la strada giusta per un percorso che puo’ farci uscire da scelte, talvolta, sbagliate. E finalmente un’attenzione per tutte le case editrici  (gli amici della Halley anche in Puglia non mi hanno fatto mancare il loro appoggio) e non solo per le grandi che massacrano il mercato e l’occasione di scoprire opere meritevoli di attenzione. Un’eccellente idea su cui mi piace farvi leggere il corsivo di stamattina sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Coincide con le mie idee. I giovani leggono i libri. Purche’ siano buoni (non buonisti). Soprattutto li leggono se il sistema gli permette di conoscerli. 25 settembre 2005

Parlando di guerra e di pace / Falconara

Falconara – Pino Scaccia tra guerra e pace. Davanti ad una platea attenta e numerosa, l’inviato del Tg1 ha concluso felicemente il ciclo di appuntamenti de “Il Secolo Breve” con un fitto botta-risposta con il pubblico. Tante le sfaccettature del tema centrale – guerra e pace, appunto – che sono emerse dalla conversazione. Dall’Iraq al terrorismo islamico, dalla ricerca di dialogo al pericolo di una guerra tra culture. Frammenti, memorie. Scaccia ha ricordato i suoi viaggi da inviato speciale: dalla New York dell’11 settembre, data che ha cambiato il mondo in questi ultimi anni, alle zone di guerra come Kabul e Baghdad, alle città colpite da attentati come Londra e Sharm. “Il dolore di un padre inglese che perde un figlio è lo stesso che si vede in padre egiziano” ha detto per avvalorare con forza l’importanza di dialogo tra Occidente e Islam.  Il tutto nella serie di risposte che la gente ha ascoltato attentamente, sollevando domande calibrate, a tratti insidiose, alle quali Scaccia ha saputo ribattere con la maestria dovuta dall’esperienza diretta sul campo. “I nostri genieri sono fra i migliori del mondo. A Nassiriya hanno ricostruito ponti, strade, ospedali, scuole” a chi gli chiede se i nostri militari in Iraq siano o meno in grado di assolvere il compito assegnato loro. O “sono morti 1500 giornalisti in 15 anni, 50 solo in Iraq” a chi gli chiede se sia pericoloso il mestiere di inviato di guerra, ricordando i colleghi che ha incontrato come Ilaria Alpi (uccisa in Somalia), Antonio Russo (ucciso in Cecenia) ed ultimo in ordine di tempo Enzo Baldoni, l’amico rapito ed ucciso dai terroristi proprio in Iraq. Una conversazione di alto interesse sovrastata da un monito che puo’ gettare le fondamenta per la pace. “In un mondo globalizzato – spiega Scaccia – dove si vive uniti, e’  ridicolo non mettersi d’accordo. Cominciamo a vedere cio’ che ci unisce, anziche’ soffermarci su quello che ci divide”. Ottima l’intesa con il vignettista Roberto Mangosi (a sinistra nella foto)  che con gradevole ironia ha sottolineato, grazie alla sua pungente matita, alcuni momenti importanti della serata.  7 agosto 2005

Quando l’inviato del Tg1 Pino Scaccia è stato a Falconara per la rassegna “Polis”, nonostante il giornale mi avesse già detto che non mi avrebbe fatto scrivere nulla su di lui, sono andato lo stesso. Volevo imparare da lui. Tutto qui. Ricordo la splendida serata, la conversazione brillante che ne seguì con Scaccia che rispondeva alle domande del pubblico e raccontava il suo lavoro di raccontare. Non ho avuto il coraggio di dirgli niente, troppo intimorito da un confronto impari che poneva me e lui più sulle postazioni di maestro-allievo che di collega-collega. Ieri è andata meglio. Abbiamo scambiato qualche opinione, ho conosciuto anche Gabriele Scaccia, figlio 32enne che sta seguendo – “purtroppo” dice lui – le orme del padre. I giornalisti quando si incontrano tra loro, parlono solo ed esclusivamente di lavoro. Non è statistica. E’ un dato di fatto. Ieri, non siamo stati da meno.Ed ho continuato ad imparare. Marco Catalani