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Intorno agli extraterrestri

Per prima cosa, ci racconti brevemente la tua carriera giornalistica? Una carriera, ahimè, lunga quasi trent’anni. Sono diventato professionista nel 1974. Prime esperienze al quotidiano romano “Momento sera”, poi a vari rotocalchi, quindi praticante al “Corriere Adriatico” di Ancona e di lì alla Rai nel 1979. Dal 1987 al Tg1: l’anno dopo già ero inviato speciale. Ho cominciato con gli spettacoli, poi ho fatto sport e quindi mi sono dedicato alla cronaca. Ho seguito i più grandi avvenimenti mondiali degli ultimi vent’anni, guerre comprese. Ho vinto il premio cronista dell’anno e ho scritto tre libri.

Come sei giunto ad interessarti agli UFO? Hai mai avuto avvistamenti? Che ne pensi tu, oggi, del fenomeno UFO? La curiosità, sicuramente. Diciamo che fin da giovane mi sono interessato allo spazio. E ho la profonda convinzione che nell’universo non siamo soli. Avvistamenti no, ma una sera Falconara ho avuto l’idea di aver visto qualcosa di strano, una luce abbagliante (era il 1975). Cosa penso del fenomeno? Un mio amico ufologo un giorno mi disse: “Non è possibile darsi risposte, è importante farsi domande”.

Spesso vediamo i media poco interessati e male informati sugli UFO, RAI inclusa. Sei d’accordo? Che ne pensi? Di chi è la colpa? C’è sicuramente molta cautela. Qualcosa alla Rai è stato fatto, ma certo ci si va sempre con i piedi di piombo. Del resto non è facile spiegare, spesso, l’inspiegabile.

Il 1995 è famoso per la trasmissione “Misteri”, nella quale si avrebbe dovuto dare al pubblico una maggiore comprensione del Santilli Footage, l’autopsia che ha girato tutto il mondo. Abbiamo visto solo un litigio quasi continuo, con tanto di censura finale. Le tue impressioni e ricordi? Cosa si pensa degli UFO dentro la RAI, o fra i giornalisti che conosci? Ne hai mai discusso con colleghi, tecnici o superiori? Che succede ad un giornalista che si occupa apertamente di tali tematiche? Ripeto: non è facile, sinceramente. Devo essere sincero: gli autentici studiosi del fenomeno sono pochi. Non è semplice individuarli. Dentro la Rai, come in qualsiasi altro ambiente di lavoro, c’è chi ci crede fortemente, chi ci crede un po’ e chi non ci crede affatto. Sì, ogni tanto ne parliamo, ma solo fra appassionati.

Nel 1995 hai filmato l’Area51 e portato per primo le immagini in Tv di questa famosa base. Ci racconti le tue impressioni? Oggi l’Area51 è diventata luogo di turismo, meta di curiosi e fonte di video e foto amatoriali. È un bene o un male? Hai mai ricevuto minacce o complimenti particolari per il tuo servizio sull’Area51? Una grande avventura. E una grande soddisfazione quando nel deserto “vitatissimo” del Nevada siamo riusciti a filmare da una montagna l’area 51. Ho raccolto anche documenti e interviste interessanti. La Rai in quel caso ha dato molto spazio all’evento. Minacce no, solo mille difficoltà dalle autorità americane. Piuttosto, ho saputo che nel 2000 gli Usa avrebbero diffuso i carteggi segreti sugli Ufo e invece niente. Certo ormai la zona è meta solo di curiosi. Non la vedo in maniera negativa. È una maniera come un’altra per avvicinarsi al fenomeno, per parlarne, per incuriosirsi. Ed è la prova che gli appassionati sono molti.

Sul tuo sito, fra le altre sezioni dedicate a temi “ortodossi”, hai una sezione dedicata agli UFO. Perchè? Gli scettici mettono in discussione il valore dei testimoni, offrendo le spiegazioni più diverse, fra cui quella del bicchierino di troppo. Secondo te, è giusto? I video e le foto di presunti UFO sono prove valide per te? Quale futuro può avere l’ufologia in futuro? E quale spazio mediatico?Intanto è un argomento stimolante ma ho notato che scrivono in pochi sull’argomento Ufo. Anche gli stessi appassionati che pure seguono il sito. È un peccato: bisognerebbe parlarne di più. Oltretutto vedo le varie associazioni slegate fra loro, non ci sono grandi rapporti. Invece l’interesse è comune. Certo che è una materia difficile. Senza prove è facile contestare i testimoni. Su video e foto c’è da distinguere. Alcuni confermano la presenza di grandi misteri. Andrebbero approfonditi. Lo spazio mediatico non dipende da noi ma dal cosiddetto Sistema. Se i governi, soprattutto quello statunitense, decidessero di propagandare certi rapporti riservati (che sicuramente esistono) allora se ne discuterebbe molto. Ma non credo che lo faranno mai. Forse hanno paura del buio. Michele Bugliaro Goggia Ufopsi 2001

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Mangosi

Roberto Mangosi

Kabul

 

2001

Kabul (Afghanistan)