Sequestro di persona

In un libro del giornalista Pino Scaccia (che da anni segue il fenomeno dei sequestri di persona) si ripercorrono le vicende di tutte le persone vittime, in Italia, di questo odioso crimine. (…) Scaccia, inviato del Tg1, da anni segue il fenomeno dei sequestri di persona, in Calabria, Sardegna, Toscana. È stato testimone di una quantità di storie e vicende tristi e penose; il sequestro, per esempio, del piccolo Farouk Kassam: rapito nel gennaio del 1992 e liberato sei mesi dopo; è stato proprio Pino a dare per primo la notizia del suo rilascio, dopo che era stato pagato un riscatto di cinque miliardi in parte, si sospetta, pagato con i fondi neri del Sisde, il servizio di sicurezza civile; o quello di Casella; e anche la tragica, e ancora per tanti versi oscura, vicenda di Luigi Lombardini: il magistrato cagliaritano che si è ucciso l’11 agosto del 1998, durante una pausa del lungo interrogatorio da parte dei magistrati palermitani guidati dall’allora capo della Procura Gian Carlo Caselli. Lombardini: quel magistrato, un pò sceriffo, che da sempre si era interessato ai sequestri di persona, che ad un certo punto viene estromesso dalle indagini; e che tuttavia continua a occuparsene, “privatamente”, ed è a capo di una “rete” composta da una sessantina di persone: investigatori, ex rapiti, sacerdoti, imprenditori, professionisti; e anche banditi o ex banditi alcuni molto noti: “Il fulcro, cioè gli elementi organici, secondo le rivelazioni di chi faceva parte di questa struttura parallela non prendevano soldi. Venivano invece pagati latitanti e fiancheggiatori. Certamente un’organizzazione che costava: una decina di miliardi l’anno, secondo gli inquirenti siciliani”. Una struttura che agiva probabilmente a fin di bene; ma tutti noi sappiamo non esser vero che il fine giustifica i mezzi, piuttosto i mezzi qualificano il fine; peraltro di ottime intenzioni, dicono, sono lastricate le strade dell’inferno. I fondi per finanziare la “rete”, racconta Scaccia, “arrivavano attraverso le pieghe delle mediazioni. Nel caso di Miria Furlanetto, ad esempio, c’è una differenza (è stato accertato), di 150 milioni fra la cifra versata dalla famiglia e il riscatto arrivato ai banditi. Ma soprattutto c’era un gruppo di imprenditori disposti a pagare pur di evitare il sequestro”. La teoria di Scaccia è che vi sia “uno strano, pesante filo che unisce tutte le disgraziate storie dei sequestri… Per il rapimento della Melis è stata arrestata una donna, secondo l’accusa è lei, Grazia Marine, la carceriera di Silvia. Sessant’anni, di Orgosolo, tre volte vedova, un fratello condannato per sequestro, il figlio per omicidio… Anche Farouk Kassam fu custodito da una donna. Anche lei vedova. Anche lei sicuramente di Orgosolo. È come continuare a rincorrersi. Trovando spesso gli stessi protagonisti. E ogni volta a riscrivere una storia che sembrava già chiusa. Finirà mai, davvero, questa storia infinita?”. Valter Vecellio Crimelist 5 aprile 2007
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