La dedica di Oriana Fallaci

L’ho conosciuta a Darhan, in Arabia Saudita. Un tipaccio, da trattare con le molle. Il mio direttore di allora, Vespa, mi aveva chiesto di intervistarla. Le sono stato dietro tre giorni, una donna impossibile. A tal punto che chiamai Vespa e gli dissi: “Mi dispiace, rinuncio”. Lo dissi anche lei: cara Oriana, vai a quel paese, l’intervista non mi interessa più. Cambiò improvvisamente: dal giorno dopo fu lei a inseguire me. A quel punto era lei che me la chiedeva. Il dramma fu quando ci mettemmo d’accordo. Pretendeva le domande, pretendeva il posto dell’intervista, i tempi, tutto. Nuova litigata. Finalmente la feci. Bella. Parlò con il cuore. Parlò dei pozzi di petrolio che bruciavano in Kuwait. Ricordo bene le parole: “Non pensavo mai di poter avere paura di una nuvola. Chissà cosa abbiamo respirato, cosa abbiamo dentro”. Sapeva che stavo andando in Kuwait, mi scrisse una dedica che poi attaccai al suo libro “Inshallah”.  Scrisse: “Ti auguro di trovare tutto quello che io non ho trovato e di non trovare quello che io ho trovato”. In mezzo ai pozzi ci rimase una giornata, io un mese e mezzo. Sono passati tanti anni da allora, quindici, che ormai posso dire, ringraziando Iddio, che io ho respirato la stessa nuvola ma non ho trovato quello che lei ha trovato. Una donna sola. La ricordo così. Forse arrabbiata perchè sola. Adesso che è morta mi manca. Con lei non ero d’accordo su niente, ma ho sempre amato i cani sciolti, specie quando lo fanno a viso aperto. 27 novembre 2006

Dahran (Arabia Saudita), 1991


5 commenti on “La dedica di Oriana Fallaci”

  1. [...] L’ho conosciuta a Darhan, in Arabia Saudita. Un tipaccio, da trattare con le molle. Il mio direttore di allora, Vespa, mi aveva chiesto di intervistarla. Le sono stato dietro tre giorni, una donna impossibile. A tal punto che chiamai Vespa e gli dissi: “Mi dispiace, rinuncio”. Lo dissi anche lei: cara Oriana, vai a quel paese, l’intervista non mi interessa più. Cambiò improvvisamente: dal giorno dopo fu lei a inseguire me. A quel punto era lei che me la chiedeva. Il dramma fu quando ci mettemmo d’accordo. Pretendeva le domande, pretendeva il posto dell’intervista, i tempi, tutto. Nuova litigata. Finalmente la feci. Bella. Parlò con il cuore. Parlò dei pozzi di petrolio che bruciavano in Kuwait. Ricordo bene le parole: “Non pensavo mai di poter avere paura di una nuvola. Chissà cosa abbiamo respirato, cosa abbiamo dentro”. Sapeva che stavo andando in Kuwait, mi scrisse una dedica che poi attaccai al suo libro “Inshallah”.  Scrisse: “Ti auguro di trovare tutto quello che io non ho trovato e di non trovare quello che io ho trovato”. In mezzo ai pozzi ci rimase una giornata, io un mese e mezzo. Sono passati tanti anni da allora che ormai posso dire, ringraziando Iddio, che io ho respirato la stessa nuvola ma non ho trovato quello che lei ha trovato. Una donna sola. La ricordo così. Forse arrabbiata perchè sola. Adesso che è morta mi manca. Con lei non ero d’accordo su niente, ma ho sempre amato i cani sciolti, specie quando lo fanno a viso aperto. 27 novembre 2006 [...]

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  5. [...] L’ho conosciuta a Darhan, in Arabia Saudita. Un tipaccio, da trattare con le molle. Il mio direttore di allora, Vespa, mi aveva chiesto di intervistarla. Le sono stato dietro tre giorni, una donna impossibile. A tal punto che chiamai Vespa e gli dissi: “Mi dispiace, rinuncio”. Lo dissi anche lei: cara Oriana, vai a quel paese, l’intervista non mi interessa più. Cambiò improvvisamente: dal giorno dopo fu lei a inseguire me. A quel punto era lei che me la chiedeva. Il dramma fu quando ci mettemmo d’accordo. Pretendeva le domande, pretendeva il posto dell’intervista, i tempi, tutto. Nuova litigata. Finalmente la feci. Bella. Parlò con il cuore. Parlò dei pozzi di petrolio che bruciavano in Kuwait. Ricordo bene le parole: “Non pensavo mai di poter avere paura di una nuvola. Chissà cosa abbiamo respirato, cosa abbiamo dentro”. Sapeva che stavo andando in Kuwait, mi scrisse una dedica che poi attaccai al suo libro “Inshallah”. Scrisse: “Ti auguro di trovare tutto quello che io non ho trovato e di non trovare quello che io ho trovato”. In mezzo ai pozzi ci rimase una giornata, io un mese e mezzo. Sono passati tanti anni da allora che ormai posso dire, ringraziando Iddio, che io ho respirato la stessa nuvola ma non ho trovato quello che lei ha trovato. Una donna sola. La ricordo così. Forse arrabbiata perchè sola. Adesso che è morta mi manca. Con lei non ero d’accordo su niente, ma ho sempre amato i cani sciolti, specie quando lo fanno a viso aperto. 27 novembre 2006 [...]


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